VOTAZIONI: Per chi vuole annullare la scheda
ACQUA: La privatizzazione della distribuzione"
CRISI: Il pensiero del Ministro Tremonti.
L'EUROPA: La sentenza che vieta di esporre il Crocefisso.
Rifiuto o restituzione con verbalizzazione delle schede: riferimenti normativi e prime indicazioni
ISTRUZIONI PER L’ELETTORE
1) andare a votare, presentarsi con i documenti + tessera elettorale e farsi vidimare la scheda;
2) NON TOCCARE LA SCHEDA se si tocca la scheda viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza;
3) ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (dopo vidimata), dicendo:
'rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato!'
4) pretendere che venga verbalizzato il rifiuto della scheda
5) esercitare,se si vuole, il proprio diritto di aggiungere, in calce al verbale, un commento che giustifichi il rifiuto (ad esempio, ma ognuno decida il suo motivo: 'nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta' – oppure: ‘perche' nessun partito ha nel suo programma il ripristino della sovranita' monetaria costituzionale’)
(d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 - art. 104, gia' citato) così facendo non voterete, ed eviterete che il voto,nullo o bianco, sia conteggiato come quota premio per il partito con più voti.
Tratto dal sito ( Riforme.it clicca per saperne di piu')
Come sotto ricordato, il segretario di sezione è obbligato a verbalizzare qualsiasi reclamo provenga dagli elettori.
Benche' forti di questa norma, evitare in ogni caso di passare dalla ragione al torto ed incorrere nelle sanzioni previste per chi turba il regolare svolgimento delle operazioni di voto.
Di fronte all’eventuale ostinazione dei presidenti e alla riluttanza dei segretari a non verbalizzare, e laddove non ci si senta in grado di sostenere il confronto, evitare di farsi coinvolgere in accese ed inutili discussioni. Rivolgersi invece alla forza pubblica per richiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario che può avere accesso nella sezione per notificare al presidente proteste e reclami relativi alle operazioni della sezione (art. 44 comma 4 D.P.R. 30 marzo 1957, n° 361 e successive modifiche).
ISTRUZIONI PER IL PRESIDENTE DI SEGGIO
Da piu' parti arriva la richiesta di un riscontro di legge puntuale circa la possibilità di non ritirare o restituire le schede elettorali, con conseguente verbalizzazione dei motivi del rifiuto o della restituzione. Il dubbio, e' che in assenza di una previsione normativa chiara i Presidenti di seggio potrebbero facilmente mettere in difficolta chi volesse portare avanti questo tipo d'iniziativa. Di fronte ad una simile difficoltà si potrebbe agevolmente rispondere con una richiesta analoga per il motivo opposto: dove sta scritto che all'elettore e' fatto divieto di restituire la scheda e l'impossibilità, quindi, di esigere la verbalizzazione dei motivi del gesto? Neanche questo, appunto, sta scritto da alcuna parte. In linea di principio, quindi, in assenza di divieti espliciti o desumibili dal combinato disposto di piu' norme, la presunzione sta tutta a vantaggio di cio' che non e' stato in alcun modo vietato. Ma anche laddove si riuscisse a trovare un richiamo indiretto che potrebbe far presumere l'esistenza di un divieto, trattandosi di attivita' interpretativa, si dovrebbe verificare la compatibilità di questa attivita' interpretativa con il complesso delle norme che, indirettamente, potrebbero, al contrario, far dubitare dell'esistenza del divieto indirettamente ricavato. Nel caso specifico, c'e' un indubbio interesse dell'elettore ad esercitare il proprio diritto di voto. Ma oltre che un diritto, l'esercizio di voto è anche un dovere civico (Art. 48 Cost.)
La prima questione che in tal senso si pone riguarda, evidentemente, la possibilità di poter assolvere a questo dovere civico nella piena disponibilità dei diritti costituzionalmente garantiti.
E laddove il cittadino ritenga che i propri diritti siano stati in qualche modo lesi, verificare l'esistenza o meno degli strumenti normativi, durante tutte le fasi del procedimento elettorale, che consentano all'elettore, nell'esercizio del diritto/dovere, di richiamare l'attenzione degli organi preposti.
Se questi strumenti non vi fossero ci sarebbe da gridare allo scandalo, ma il "caso" vuole che ci siano. Non efficacissimi, ma neanche del tutto assenti. Art. 104, comma 5, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche: Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000. Ed anche: art. 87, comma 1, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche: “Alla Camera dei deputati e' riservata la convalida della elezione dei propri componenti.
Essa pronuncia giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste e, in generale, su tutti i reclami presentati agli Uffici delle singole sezioni elettorali o all'Ufficio centrale durante la loro attivita' o posteriormente.” Non solo, quindi, è per legge prevista, durante il procedimento elettorale, la possibilità per gli elettori di avanzare proteste o reclami.
A queste proteste viene dato, quanto meno sotto il profilo formale, un rilevo particolare, al punto che la Camera dei Deputati si pronuncia. Siamo cioè di fronte ad una vera e propria attivazione di un Organo costituzionale in conseguenza di un atto che legittimamente può essere compiuto da ogni singolo elettore.
Tornando quindi al rifiuto o alla restituzione di una o più schede elettorali, nulla osta a che la protesta possa riguardare questioni come la legge elettorale, eventuali dubbi circa la correttezza della scheda elettorale ricevuta, o altri motivi che in ogni caso renderebbero di fatto inutile, nella convinzione dell'elettore, l'espressione del voto.
Concludo questa segnalazione con la seguente osservazione:
si dannano l'anima per garantirci il diritto di voto e non fanno nulla per far rispettare tutti gli altri diritti previsti e tutelati dalla Costituzione della Repubblica Italiana, diritti che ci spettano in quanto cittadini italiani .
Non e' di per se questo un motivo sacrosanto e legittimo per non votare ??
RIFLETTIAMO
Leggete nella civilissima FRANCIA cosa e' accaduto.
Parigi : l’acqua ritorna pubblica
Laura Pavesi
Dal 1° gennaio 2010 la gestione delle acque ritornera' pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata.
Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornera' nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e di non rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione delle acque parigine alle multinazionali francesi Veolia e Suez, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2010 l’intero servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamera' EAU DE PARIS e che si occupera' di ogni singola fase: dalla captazione delle fonti alla fatturazione. E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune risparmierà 30 milioni di euro l’anno, che serviranno sia a migliorare la rete idrica, sia a stabilizzare il prezzo di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014.
La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia e nella piu' ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.
Da studi recenti si evince come la gestione privata delle acque parigine abbia generato in questi 25 anni solo un aumento sistematico dei prezzi, non accompagnato da un conseguente miglioramento dei servizi, bensì da una lunga serie di abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione e servizi obsoleti, perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti. Le indagini dell’”Ufficio Servizio Pubblico 2000” hanno dimostrato come la differenza del costo dell’acqua tra Parigi e il resto della Francia non sia dipesa da un maggior consumo di acqua, ma alla presenza stessa del GIE, che ha generato un’ingiustificabile espansione dei costi, consentendo alle multinazionali di realizzare profitti enormi. Inoltre, è stato evidenziato come dietro ai lunghi ritardi nella liquidazione delle somme non dovute da parte del GIE, si nascondesse una vera e propria rendita finanziaria a favore del GIE stesso.
Nemmeno la società mista SAGEP-SEM-Eau de Paris, pero' , è stata immune da critiche. La Camera dei Conti dell’Ile de France, infatti, ha documentato come anch’essa si sia caratterizzata per la totale mancanza di trasparenza contabile, soprattutto nel periodo 1998-2000. Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir”, infine, la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con un tasso di margine del 58,7%, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.
Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Dopo Parigi, Grenoble (già ri-pubblicizzata dal 2001) e Cherbourg (dal 2005), altre importanti città ed aree urbane come Tolosa, Lione e l’Ile de France – insieme a più di 40 comunità – stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica. Una tendenza che si osserva anche a livello planetario e che dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.
E' lecito avere il sospetto che le societa' Francesi abbiamo fatto accordi con societa' italiane per distribuire l'acqua ??
SE NON C'E' TRASPARENZA ALL'ESTERO FIGURIAMOCI IN ITALIA
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha promulgato una sentenza che vieta di esporre il Crocefisso nei luoghi pubblici.
La sentenza scaturisce a seguito di un ricorso presentato da una cittadina italiana di origine finlandese. ( E' diventata cittadina italiana perchè turbata dalla Croce presente nella bandiera Finlandese ??
Faccio notare a questa mamma premurosa nell'educazione dei figli che le bandiere sono esposte nei luoghi pubblici piu' dei crocefissi, ha iscritto il figlio in una scuola privata di religiosi, perche' non hai fatto nulla ?? Cosa spiegherai ai tuoi figli?? VERGOGNATI)
Credo sia giusto lottare per evitare di farci perdere quelle poche occasioni di aggregazione rimaste.
Si, davanti al Crocefisso ci uniamo, a prescindere dall'aspetto religioso.
Per chi non crede e' un simbolo che ricorda come venivano torturati e poi crocefissi gli oppositori di Roma. Se non si smantellano i lager tedeschi per non dimenticare, perche' dovremmo rinunciare al crocefisso ?? Mi si obiettera' che i lager non sono esposti nelle aule scolastiche, però possono essere visti dall'alto se si prende un aereo e restare turbati e non poter educare i propri figli.
PROVOCATORIAMENTE DICO:
TOGLIAMO IL CROCEFISSO MA DEMOLIAMO PURE I LAGER TEDESCHI.
Motivo della sentenza: «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.
Cosa dire allora dei diritti violati per cui non possiamo educare i nostri figli coi seguenti valori:
le persone non sono merci da esposizione, mentre abbiamo seni glutei e addominali mostrati come al mercato della carne;
una persona deve essere giudicata per come è, e non per quello che possiede;
l'altruismo, la generosità e la solidarietà sono state uccise dal bieco consumismo;
non si possono insegnare sani principi perchè saresti un fesso, chi sbaglia non paga, anzi è premiato;
non si può insegnare l'importanza del lavoro perchè c'è solo sfruttamento;
il rispetto della vita, quando oltre il 27% delle specie viventi si sono estinte per colpa dell'uomo.
In base alla sentenza allora dovremmo chiudere nell'ordine:
i centri estetici;
i centri commerciali;
tutte le imprese.
Si dovrebbero abolire:
SUV, telefonini, vacanze crociere e tutto il superfluo;
tribunali, leggi e tutto ciò che il consumismo, arma letale dei capitalisti, ha messo in piedi.
Concludo chiedendo alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo se dobbiamo abolire anche questo Crocefisso.
Dichiarazione del Ministro Tremonri sulla crisi.
ECOFIN
Crisi, Tremonti tranquillo:
«Non sarà un autunno d'emergenza»
MILANO - In Italia «non sarà un autunno di emergenza»: così il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa al termine dei lavori dell'Ecofin.
Fonte della notizia:
http://www.corriere.it/economia/10_settembre_07/conti-tremonti-ecofin_e91f9e6c-ba9b-11df-a688-00144f02aabe.shtml
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I media hanno già comunicato che per via della siccità e degli incendi che hanno devastato la Russia, è andato perso il 30% circa del raccolto di grano. Qui a Roma il costo della farina per produrre il pane è aumentato di 5 euro (speculazione) quando si avranno i dati ufficiali ci sara’ un nuovo ritocco del prezzo poiche’, parte del nostro raccolto di grano probabilmente verra’ destinato alla Russia, in quanto potrebbe decidere di chiudere i rubinetti del gas metano. Credo che la crisi vera iniziera’ nel 2011, facciamoci sentire, in modo deciso ma rispettoso delle regole democratiche, con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione.